Category Archives: Alumni

Cultura, l’importanza dei numeri: l’Alumna Valentina Montalto intervistata da Il Sole 24 Ore

Lo scorso mese di marzo l’Alumna del Collegio Superiore Valentina Montalto è stata intervistata dal quotidiano Il Sole 24 Ore.
Valentina attualmente lavora al Joint Research Centre (JRC), il centro di ricerca in house della Commissione Europea che svolge attività di studio e valutazione in ambiti che vanno dall’ambiente all’alimentazione, dal digitale al lavoro e alla cultura.

Nella sua intervista, Valentina ha riferito che da qualche anno l’Italia ha iniziato a guardare con interesse agli studi pubblicati in Europa sul settore culturale e creativo. Il primo rapporto del genere è «Io sono cultura», lo studio della Fondazione Symbola pubblicato per la prima volta nel 2012 e oggi alla sesta edizione, seguito dal rapporto della società di consulenza E&Y “Italia Creativa” di cui si è presentata la seconda edizione circa un mese fa. Nonostante il proliferare di studi, eventi e pubblicazioni statistiche sul settore culturale e creativo, resta però il problema di come utilizzare queste ricerche al servizio di politiche “evidence-based”.

Di seguito il link all’intervista completa:
http://www.ilsole24ore.com/art/arteconomy/2017-02-24/cultura-l-importanza-numeri-161011.shtml?uuid=AE2eQvc&refresh_ce=1.

The Social Construction of Facts: Surviving a Post-Truth World | Massimo Maoret | TEDxIESEBarcelona

In a world where truth and fiction are blurring, Massimo asks a simple question: What happened to facts? Through an analysis of how social networks have changed, Massimo launches a call to action and proposes solutions to diffuse the dangers lingering in our post-truth society.

Massimo Maoret is an Assistant Professor in the Strategic Management Department at IESE Business School, and a Marie Curie Fellow of the European Commission. He has received a Ph.D. in Management from Boston College in 2013. Massimo’s research focuses on how social networks affect the performance of firms and individuals. At IESE Business School, he teaches Competitive Strategy, Strategy Execution and Managing Social Networks in the MBA and Ph.D programs, and also in various Executive modules.

This talk was given at a TEDx event using the TED conference format but independently organized by a local community. Learn more at http://ted.com/tedx

Discorso per la consegna delle licenze del Collegio Superiore – 16 giugno 2017

Buon pomeriggio a tutti.

Mi presento: mi chiamo Nicola Di Leva e ho frequentato il Collegio dal 2007 al 2013, laureandomi in ingegneria energetica.

Lasciate innanzitutto anche me fare le congratulazioni alle ragazze ed ai ragazzi che oggi ricevono la licenza del collegio. Mi ricordo che quanto toccò a me ero molto emozionato e sono sicuro che anche voi sentite l’importanza del momento di passaggio dall’esperienza di studi al mondo del lavoro.

Sono qui per descrivere il mio percorso dopo la licenza del Collegio. Non perché lo ritenga più significativo di altri, ma semplicemente perché è quello che conosco meglio.

Ma prima, vorrei raccontare un episodio che dimostra in modo inconfutabile quanto gli ex-allievi possono dare una mano agli studenti del collegio, oltre a quanto già ricordato Alessio. Durante il mio ultimo anno di studi ero a Berkeley, in California. Un giorno, all’inizio di quella esperienza, ero in un laboratorio informatico del dipartimento quando ricevetti una strana email. Ve la leggo:

Nicola,

Sono un ex-collegiale e studente di dottorato a Ingegneria Nucleare a Berkeley. Il mio labmate ha trovato il tuo portafoglio davanti a Etcheverry. E dalla mailinglist del collegio ho trovato il tuo indirizzo di posta.

Chiamami per riaverlo al numero…., o vieni al mio ufficio

saluti,

Christian D. Di Sanzo,

Vi immaginate il mio stupore… rovistai la borsa in cerca del portafogli e naturalmente non lo trovai. Andai a cercare Cristian, che mi raccontò che il suo compagno di laboratorio aveva trovato il mio portafogli, ed essendoci un carta d’identità italiana gliela aveva portata dicendogli: “Magari lo conosci”. Cristian gli ha fatto notare che in Italia siamo 60 milioni di persone, eppure su Google ha scoperto che c’era un forte legame tra noi: il collegio, appunto.

La morale è: per quanto possiate andare lontano e sentirvi soli e persi, come mi sentivo io allora, non dovete escludere la possibilità che ci sia un ex-collegiale pronto a soccorrervi quando meno ve l’aspettate!

E ora procedo a raccontare il mio percorso. Non temete, sarò breve.

Il mio percorso post-laurea inizia dal divano. Ero spaparanzato lì a godermi il meritato riposo dalle fatiche della tesi e della discussione, avvenuta solo un paio di giorni prima, quando ricevetti una telefonata.

Cercavano l’ingegner Di Leva… avevano trovato il mio curriculum su AlmaLaurea e volevano farmi un colloquio. Per farla breve, andai e mi assunsero. Devo decisamente ringraziare il consorzio AlmaLaurea.

Spero che il questionario l’abbiate compilato tutti bene!

Così è iniziato il mio percorso lavorativo alla NIER Ingegneria: una società di consulenza ingegneristica nonché laboratorio di ricerca di un centinaio di persone alle porte di Bologna, dove lavoro tutt’ora. E’ una società che si pone l’ambizioso obiettivo di rappresentare un ponte tra le università e le imprese.

Se dovessi spiegare di cosa mi occupo con un’immagine, vi invito a ricordare l’ultima volta che avete fissato sconsolati il tabellone delle partenze in stazione e accanto al treno che stavate aspettando avete letto il freddo, implacabile conteggio dei minuti di ritardo. Magari avreste avuto voglia di poter strangolare il colpevole di tale ritardo. Ecco, esagerando, la prossima volta potete pensare a me: mi occupo infatti di ingegneria dell’affidabilità, la disciplina che studia le condizioni di guasto di un sistema tecnologico, con l’ovvio intento di ridurle al minimo. In particolare lavoro nell’ambito ferroviario, per l’appunto, e nucleare.

Non ho intenzione di farvi una lezione di ingegneria dell’affidabilità, benché sia un argomento affascinante. Mi limito a dire che è una disciplina che, insieme ad altre, accompagna lo sviluppo di sistemi tecnologicamente complessi, dalla concezione iniziale alla progettazione, fino alla messa in servizio.

Alla NIER, sto imparando quanto il contesto aziendale sia profondamente diverso rispetto a quello universitario. O perlomeno, quanto sia diverso rispetto a ciò che si vive da studente. Ho capito che in azienda il proprio lavoro dipende da quello degli altri e quello degli altri dal proprio. Un proprio errore ha il potenziale di avere conseguenze sull’azienda e un proprio successo può diventare il successo di tutti. Ogni tanto questo fa paura, ma fa anche sentire importante ciò che si fa.

Nel mio lavoro, l’interdisciplinarità è la regola (ancora non avevo usato la parola magica, no?). Capita di dover analizzare circuiti elettronici, compiere analisi statistiche, studiare componenti meccanici e sistemi informatici, sempre con una buona consapevolezza degli scherzi che lavorare con le probabilità (di guasto) può nascondere. In una società di consulenza, con clienti diversi che lavorano in ambiti diversi, questa varietà viene ancora aumentata.

Piano-piano sono arrivate altre responsabilità. Da poco mi hanno infatti affidato un paio di persone neoassunte da formare e gestire e questa è una nuova e stimolante sfida.

Con questo vorrei dire che le competenze tecniche non sono minimamente sufficienti per giocare un ruolo in azienda. Da quel che ho capito fin ora, servono entusiasmo e pazienza, senso dell’iniziativa e rispetto delle gerarchie. In generale, la capacità di muoversi in un contesto sociale complesso, caratterizzato dalla diversità di ruoli, opinioni e provenienze.

Il mio percorso non è stato solo lavorativo. Circa n anno e mezzo fa mi sono unito ai volontari di Piazza Grande, un’associazione di volontariato bolognese che si occupa di persone senza dimora. Per chiarirci, quella che distribuisce l’omonimo giornale in strada. Mi sono ritrovato a dare vita, insieme ad altri volontari e operatori, ad un nuovo progetto chiamato: “Scuola Libera”. Si tratta, come è facile immaginare, di una scuola per persone senzatetto.

La logica del progetto è che le persone senza dimora possano avere voglia di tornare a scuola e che questo possa aiutarle ad affrontare meglio la propria vita, a guadagnare un po’ di fiducia in sé stessi. Una scuola informale, libera per l’appunto, senza voti né giudizi, dove si sta insieme e si impara qualcosa. Anche solo a stare seduti ad ascoltare qualcuno che parla.

Ho quindi iniziato ad insegnare matematica presso l’Happy Center, un centro diurno in Bolognina. All’inizio non è stato semplice. Come immagino molti di voi, non avevo mai parlato con una persona senza dimora. Non sapevo cosa dire, temevo di essere indiscreto ad ogni domanda che mi venisse in mente, o offensivo ad ogni cosa che dicessi. Non sapevo nemmeno a che livello dovessi fare lezione, e che cosa potesse interessare.

Ho scoperto un mondo. Il mondo di chi ha un vissuto completamente diverso dal mio e da tutte le persone che mi circondano e che ha problemi talmente diversi, più urgenti e allo stesso tempo più banali dei miei, che facevo fatica a comprendere.

Piano piano, grazie anche all’aiuto degli operatori di Piazza Grande, sono, forse, riuscito a creare un canale di comunicazione. Ho capito che lezioni fare, e come, spero, riuscire a renderle interessanti. Spesso non è rilevante l’argomento che trattiamo, ma il fatto che siamo tutti insieme a cercare di capire un argomento difficile, senza però troppe pretese. Forse però quanto ho tentato di spiegare perché l’insieme dei numeri irrazionali non è numerabile, ho esagerato.

Pochi mesi fa, sono passato a insegnare italiano al Rostom, un centro di accoglienza 24 ore su 24 per persone senza dimora e migranti (regolari o meno) che hanno problemi di salute tali per cui non possono vivere in strada.

Lì ho incontrato A., una ragazza nigeriana poco più che ventenne con lunghi rasta rosa. L’anno scorso è andata in prefettura per fare l’audizione per ottenere l’asilo in Italia. L’audizione fu fatta in inglese, ma il verbale fu compilato in italiano, lingua che lei non parla. La settimana scorsa, A. ha avuto la sua seconda audizione, e aveva bisogno di verificare cosa si fosse detto un anno fa. Quindi mi ha chiesto di tradurle il verbale in inglese.

Così, ho avuto modo di conoscere la sua storia.

Fino a qualche anno A. frequentava la scuola nella sua città natale in Nigeria, dove voleva fare la parrucchiera. Abitava dal padre, separato dalla madre. Da quella casa scappò, perché il padre voleva praticarle l’infibulazione, la cosiddetta circoncisione femminile. Allora si rifugiò dalla madre, il cui nuovo compagno, però, prese a molestarla. Allora una donna gentile l’accolse, trattandola come una sorella minore, fino a che, con una scusa, la caricò su un pullman che attraversava il deserto. A. si ritrovò in Libia, dove, oltre a scoprire che doveva 5,000 euro per il viaggio non richiesto, fu costretta a prostituirsi. Da lì riuscì ad andarsene con un uomo che voleva portare lei ed altre ragazze in Austria, ma da cui fortunatamente è scappata quando è arrivata in Italia.

Vi potete ben immaginare come mi sia sentito a tradurre questo racconto, ed averne la protagonista a fianco. Quando vado a fare lezione, il mio primo intendo è cercare di dare una seppur piccola mano a persone come lei, che hanno tanti bisogni materiali, ma anche bisogno di qualcuno che le guardi semplicemente con rispetto.

Il mio racconto finisce qui. Io ne sono molto contento, perché non mi sembra di essere diventato lo stereotipico ingegnere che pensa solo ai suoi file Excel. E per questo penso di dover essere grato anche all’esperienza del collegio, che mi ha dato la possibilità di vivere e studiare con persone con interessi, opinioni e vite diverse dalla mie, aperte al dialogo e allo scambio. E questo non è avvenuto per caso, ma perché l’interdisciplinarietà e la curiosità nei confronti di ciò che è altro da sé è alla base dell’esperienza del Collegio.

Spero che riuscirò a restituire almeno in parte quello che il Collegio, l’Università e quindi in ultima istanza la collettività mi hanno dato.

Reunion degli Alumni a Londra

Il giorno 4 giugno 2016 si sono riuniti a Londra alcuni Alumni che vivono nel Regno Unito, tenendo per la prima volta un incontro ufficiale di membri dell’Associazione Alumni al di fuori di Bologna.

L’incontro ha rappresentato l’occasione per condividere alcune idee sul futuro dell’Associazione Alumni, relative in particolare all’istituzionalizzazione delle comunità di ex Collegiali all’estero per fungere da riferimento per gli studenti, all’organizzazione di incontri e conferenze in Collegio con professori stranieri in visita in Italia e alle prospettive di raccolta di fondi a vantaggio delle attività dell’Associazione.

Ringraziamo Barbara Bravi e Chiara Gambi per aver organizzato questa bella iniziativa e speriamo che in futuro vi siano altre “rimpatriate” di questo tipo!

ReUniOn: noi c’eravamo!

Sabato 20 giugno diversi Alumni del Collegio Superiore, provenienti dall’Italia e dall’Estero, si sono ritrovati a Bologna per ReUniOn.

L’appuntamento allo stand del Collegio Superiore in Sala Re Enzo, Palazzo Re Enzo, ci ha permesso di conoscere o rincontrare gli attuali studenti del Collegio, di parlare con il Direttore Prof. Luca Ciotti e con la Responsabile Amministrativa Dott.ssa Lucia Gunella… e ovviamente di ritrovarci per ricordare i nostri anni in Collegio e discutere delle attività future dell’Associazione.IMG_20150620_160738 IMG_20150620_170820 IMG_20150620_170909 IMG_20150620_174755

Da notare che per la prima volta si sono incontrati tutti e quattro i Presidenti dell’Associazione Alumni (in ordine cronologico di mandato: Paolo Annibale, Francesco Cambuli, Paolo Bailo e Sabrina Grivet Fetà), immortalati in un’apposita foto degna del Mount Rushmore!

Grazie a Barbara Bravi, Giulia Lasagni, Barbara Sanavio, Carla Portulano, Marco Marcia, Irene Mammi, Paolo Annibale, Francesco Cambuli, Paolo Bailo e Sabrina Grivet Fetà per esserci stati!

In other news

Per la serie “dove finiscono i collegiali dopo il Collegio?” ho chiesto a Giuseppe Sollazzo di condividere con noi l’ultima uscita di una sua iniziativa…

Di chi stiamo parlando?
Dopo aver costantemente cercato casa durante i suoi 5 anni e mezzo in collegio, Giuseppe e’ emigrato a Londra dove e’ riuscito a scappare da un PhD in un tempo record di 6 mesi. Avendo saziato la sua sete di potere nel comfort che solo una posizione da Systems Administrator in una Medical School puo’ dare, soprattutto per un ipocondriaco, ha cominciato a dar sfogo al geek che e’ in lui.

Di che cosa stiamo parlando?
Come dice la presentazione, “Links. Design. Code. Literature. Films. Music. Books. Everything. In a geeky sauce.”. In sostanza, un modo per condividere gli aspetti piu’ beceri dell’essere geek. Con circa 25 lettori.

78: In Other News
“They are hugely intelligent people, they’re masters of Excel”
(Overheard)

Everything we ever left on the moon
A falcon feather, bags of vomit, $200 in cash and much, much more: all the detritus humans have left on the moon over the years.
Fabulous infographic.

How Many People Does It Take to Colonize Another Star System?
More precisely, how many people do you need to send on a hypothetical interstellar mission to sustain sufficient genetic diversity?
Researchers found out that 10,000 is the very bare minimum, with 40,000 being the recommended size, and described how populations of different sizes would react to catastrophes.
(via Tom Watson)

Oculus, she wrote
“Jessica Fletcher travels to Silicon Valley where a high tech gaming company, Marathon Images, has had her author a script for their virtual reality murder mystery.”
“…Jessica hacks James’ computer…”

I have to watch this episode.
[Fans like me, look at F*** yeah Murder She Wrote (where you learn she wears VR-goggles, yes, she does)]

How to turn any system into a bank
Step one: we learn that a chatbot for organizing coffee orders became a bank.
Step two: we learn how Gamestop stores (a video-games chain) can be used for fee-free banking by pre-ordering, pre-paying, and cancelling orders.
Step three: profit.
(via Davide Tassinari)

If 2048 is not enough…
..try its variant called 9007199254740992.
Warning: it might take a somewhat *long* [1] time.
[1] at 0.1 seconds per tile, that’s approx. 285,000 centuries. Well begun is half done…

Quora: What is the evolutionary or biological purpose of having periods?
Normal mammalian pregnancy is a well-ordered affair because the mother is a despot. Her offspring live or die at her will; she controls their nutrient supply, and she can expel or reabsorb them any time. Human pregnancy, on the other hand, is run by committee – and not just any committee, but one whose members often have very different, competing interests and share only partial information. Read the rest.

New Car Smell
It’s always made me feel sick.
Now it looks like there might be a reason.

Per iscriversi, ecco il link.

Cena annuale collegiali-alumni

La seconda cena annuale collegiali-alumni si terra’ dopo l’inaugurazione dell’anno accademico del Collegio in data 30 gennaio 2014. La cena si terra’ alle 20 alla Pizzeria Pino, via Santo Stefano 172/b, Bologna.

La cena sara’ una occasione per i collegiali per conoscere gli alumni del Collegio. Per facilitare l’interazione collegiali-alumni, un piccolo libretto contenente le biografie degli alumni partecipanti sara’ compilato e inviato in mailing list di collegio.

Gli alumni interessati a iscriversi possono mandare una email a Christian Di Sanzo cdisanzo@gmail.com

Si prega di allegare alla email una foto e una biografia (max 10 righe).

L’Unione divisa. Convergere per crescere insieme in Europa.

E’ in corso di pubblicazione per il Mulino (collana Arel) il volume collettaneo “L’Unione divisa. Convergere per crescere insieme in Europa” curato dall’ex collegiale Andrea Garnero insieme a Simona Milio, ricercatrice alla London School of Economics.

La copertina.Alla vigilia di importanti elezioni europee e del semestre di Presidenza UE dell’Italia, il libro parte dall’analisi del fallimento delle politiche di convergenza europee che avrebbe voluto (e dovuto) portare tutti i territori dell’Unione, anche i più marginali, verso un livello di ricchezza elevato per garantire sviluppo e soprattutto per rendere sostenibile una moneta unica anche in assenza di un governo dell’economia unico.

Tuttavia, la crisi dei debiti sovrani ha mostrato tutte le falle del sistema, cioè un bilancio europeo quasi inesistente, una mancanza di controllo e supervisione a tutti i livelli, ma soprattutto una mancanza di volontà e forza politica. Nel 1992 si pensava che la moneta unica avrebbe poi portato all’unione politica, ma così non è stato. Anni di relativa crescita e di disimpegno degli Stati hanno arrestato il processo di integrazione. Il sogno europeo si è trasformato in apatia, se non rigetto, come il tormentato cammino di approvazione del Trattato di Lisbona ha mostrato.

E allora è ancora possibile immaginare la convergenza europea dopo la crisi? Se sì, quali dovranno essere gli strumenti e le priorità? Il volume curato da Andrea Garnero e Simona Milio prova a rispondere a queste domande partendo da un’analisi di venticinque anni di politiche di coesione e venti di unione monetaria che sono finiti in una crisi di squilibri economici, sociali ma anche culturali e istituzionali.

Il volume, arricchito da una prefazione di Filippo Andreatta, professore di scienza politica all’Università di Bologna, rispecchia la formazione interdisciplinare del Collegio perché combina approcci e visioni diverse, mettendo insieme esperti di diverse discipline (economisti, giuristi, scienziati politici e filosofi), diverso background (accademici, policy makers e consulenti) e diversa esperienza (autori più giovani e più senior).

La prima parte del libro analizza la mancata convergenza in Europa e la continua tensione tra stabilità e competitività nella storia della costruzione europea. La seconda parte, invece, si concentra sulle “infrastrutture” chiave per l’Europa: l’istruzione, la cultura (con un capitolo curato da un’altra ex collegiale, Valentina Montalto) e
l’industria. Il libro si conclude con una riflessione sull’identità europea e la convergenza culturale e sui presupposti per uno Stato costituzionale europeo.

Il 2014 rappresenterà un anno importante per l’Europa e l’Italia avrà un ruolo chiave. Il volume vuole provare a dare un contributo al dibattito e fornire spunti per far ripartire quella “formidabile macchina di convergenza” che è stata l’Europa.

Guarda l’indice del libro.