Category Archives: Cose ufficiali

Elezioni Consiglio Direttivo Associazione Alumni 2017-2019

Si sono svolte in questi giorni le elezioni per scegliere i quattro membri del Consiglio Direttivo dell’Associazione Alumni, che rimarranno in carica fino all’autunno 2019.

La Commissione Elettorale, composta da Sabrina Grivet Fetà (presidente) e Francesco Cambuli, ha scrutinato un totale di 51 voti di cui:

48 voti validi

3 voti non validi

Le preferenze relative ai 48 voti validi sono state così assegnate tra i candidati:

Paolo Annibale 19

Angelo Cuzzola 6

Luca Grementieri 3

Luca Patruno 5

Enrico Pietrobuoni 4

Antonello Orlando 11

***

Visto quanto sopra, la Commissione Elettorale ha dichiarato eletti quali MEMBRI DEL CONSIGLIO DIRETTIVO i seguenti Alumni:

Paolo Annibale

Antonello Orlando

Angelo Cuzzola

Luca Patruno

La Commissione Elettorale ha inoltre dichiarato PAOLO ANNIBALE Presidente del Consiglio Direttivo dell’Associazione Alumni, in quanto candidato che ha ottenuto il maggior numero di preferenze.

Grazie a tutti i candidati per la loro disponibilità e buon lavoro ai nuovi membri del Consiglio Direttivo!

Discorso per la consegna delle licenze del Collegio Superiore – 16 giugno 2017

Buon pomeriggio a tutti.

Mi presento: mi chiamo Nicola Di Leva e ho frequentato il Collegio dal 2007 al 2013, laureandomi in ingegneria energetica.

Lasciate innanzitutto anche me fare le congratulazioni alle ragazze ed ai ragazzi che oggi ricevono la licenza del collegio. Mi ricordo che quanto toccò a me ero molto emozionato e sono sicuro che anche voi sentite l’importanza del momento di passaggio dall’esperienza di studi al mondo del lavoro.

Sono qui per descrivere il mio percorso dopo la licenza del Collegio. Non perché lo ritenga più significativo di altri, ma semplicemente perché è quello che conosco meglio.

Ma prima, vorrei raccontare un episodio che dimostra in modo inconfutabile quanto gli ex-allievi possono dare una mano agli studenti del collegio, oltre a quanto già ricordato Alessio. Durante il mio ultimo anno di studi ero a Berkeley, in California. Un giorno, all’inizio di quella esperienza, ero in un laboratorio informatico del dipartimento quando ricevetti una strana email. Ve la leggo:

Nicola,

Sono un ex-collegiale e studente di dottorato a Ingegneria Nucleare a Berkeley. Il mio labmate ha trovato il tuo portafoglio davanti a Etcheverry. E dalla mailinglist del collegio ho trovato il tuo indirizzo di posta.

Chiamami per riaverlo al numero…., o vieni al mio ufficio

saluti,

Christian D. Di Sanzo,

Vi immaginate il mio stupore… rovistai la borsa in cerca del portafogli e naturalmente non lo trovai. Andai a cercare Cristian, che mi raccontò che il suo compagno di laboratorio aveva trovato il mio portafogli, ed essendoci un carta d’identità italiana gliela aveva portata dicendogli: “Magari lo conosci”. Cristian gli ha fatto notare che in Italia siamo 60 milioni di persone, eppure su Google ha scoperto che c’era un forte legame tra noi: il collegio, appunto.

La morale è: per quanto possiate andare lontano e sentirvi soli e persi, come mi sentivo io allora, non dovete escludere la possibilità che ci sia un ex-collegiale pronto a soccorrervi quando meno ve l’aspettate!

E ora procedo a raccontare il mio percorso. Non temete, sarò breve.

Il mio percorso post-laurea inizia dal divano. Ero spaparanzato lì a godermi il meritato riposo dalle fatiche della tesi e della discussione, avvenuta solo un paio di giorni prima, quando ricevetti una telefonata.

Cercavano l’ingegner Di Leva… avevano trovato il mio curriculum su AlmaLaurea e volevano farmi un colloquio. Per farla breve, andai e mi assunsero. Devo decisamente ringraziare il consorzio AlmaLaurea.

Spero che il questionario l’abbiate compilato tutti bene!

Così è iniziato il mio percorso lavorativo alla NIER Ingegneria: una società di consulenza ingegneristica nonché laboratorio di ricerca di un centinaio di persone alle porte di Bologna, dove lavoro tutt’ora. E’ una società che si pone l’ambizioso obiettivo di rappresentare un ponte tra le università e le imprese.

Se dovessi spiegare di cosa mi occupo con un’immagine, vi invito a ricordare l’ultima volta che avete fissato sconsolati il tabellone delle partenze in stazione e accanto al treno che stavate aspettando avete letto il freddo, implacabile conteggio dei minuti di ritardo. Magari avreste avuto voglia di poter strangolare il colpevole di tale ritardo. Ecco, esagerando, la prossima volta potete pensare a me: mi occupo infatti di ingegneria dell’affidabilità, la disciplina che studia le condizioni di guasto di un sistema tecnologico, con l’ovvio intento di ridurle al minimo. In particolare lavoro nell’ambito ferroviario, per l’appunto, e nucleare.

Non ho intenzione di farvi una lezione di ingegneria dell’affidabilità, benché sia un argomento affascinante. Mi limito a dire che è una disciplina che, insieme ad altre, accompagna lo sviluppo di sistemi tecnologicamente complessi, dalla concezione iniziale alla progettazione, fino alla messa in servizio.

Alla NIER, sto imparando quanto il contesto aziendale sia profondamente diverso rispetto a quello universitario. O perlomeno, quanto sia diverso rispetto a ciò che si vive da studente. Ho capito che in azienda il proprio lavoro dipende da quello degli altri e quello degli altri dal proprio. Un proprio errore ha il potenziale di avere conseguenze sull’azienda e un proprio successo può diventare il successo di tutti. Ogni tanto questo fa paura, ma fa anche sentire importante ciò che si fa.

Nel mio lavoro, l’interdisciplinarità è la regola (ancora non avevo usato la parola magica, no?). Capita di dover analizzare circuiti elettronici, compiere analisi statistiche, studiare componenti meccanici e sistemi informatici, sempre con una buona consapevolezza degli scherzi che lavorare con le probabilità (di guasto) può nascondere. In una società di consulenza, con clienti diversi che lavorano in ambiti diversi, questa varietà viene ancora aumentata.

Piano-piano sono arrivate altre responsabilità. Da poco mi hanno infatti affidato un paio di persone neoassunte da formare e gestire e questa è una nuova e stimolante sfida.

Con questo vorrei dire che le competenze tecniche non sono minimamente sufficienti per giocare un ruolo in azienda. Da quel che ho capito fin ora, servono entusiasmo e pazienza, senso dell’iniziativa e rispetto delle gerarchie. In generale, la capacità di muoversi in un contesto sociale complesso, caratterizzato dalla diversità di ruoli, opinioni e provenienze.

Il mio percorso non è stato solo lavorativo. Circa n anno e mezzo fa mi sono unito ai volontari di Piazza Grande, un’associazione di volontariato bolognese che si occupa di persone senza dimora. Per chiarirci, quella che distribuisce l’omonimo giornale in strada. Mi sono ritrovato a dare vita, insieme ad altri volontari e operatori, ad un nuovo progetto chiamato: “Scuola Libera”. Si tratta, come è facile immaginare, di una scuola per persone senzatetto.

La logica del progetto è che le persone senza dimora possano avere voglia di tornare a scuola e che questo possa aiutarle ad affrontare meglio la propria vita, a guadagnare un po’ di fiducia in sé stessi. Una scuola informale, libera per l’appunto, senza voti né giudizi, dove si sta insieme e si impara qualcosa. Anche solo a stare seduti ad ascoltare qualcuno che parla.

Ho quindi iniziato ad insegnare matematica presso l’Happy Center, un centro diurno in Bolognina. All’inizio non è stato semplice. Come immagino molti di voi, non avevo mai parlato con una persona senza dimora. Non sapevo cosa dire, temevo di essere indiscreto ad ogni domanda che mi venisse in mente, o offensivo ad ogni cosa che dicessi. Non sapevo nemmeno a che livello dovessi fare lezione, e che cosa potesse interessare.

Ho scoperto un mondo. Il mondo di chi ha un vissuto completamente diverso dal mio e da tutte le persone che mi circondano e che ha problemi talmente diversi, più urgenti e allo stesso tempo più banali dei miei, che facevo fatica a comprendere.

Piano piano, grazie anche all’aiuto degli operatori di Piazza Grande, sono, forse, riuscito a creare un canale di comunicazione. Ho capito che lezioni fare, e come, spero, riuscire a renderle interessanti. Spesso non è rilevante l’argomento che trattiamo, ma il fatto che siamo tutti insieme a cercare di capire un argomento difficile, senza però troppe pretese. Forse però quanto ho tentato di spiegare perché l’insieme dei numeri irrazionali non è numerabile, ho esagerato.

Pochi mesi fa, sono passato a insegnare italiano al Rostom, un centro di accoglienza 24 ore su 24 per persone senza dimora e migranti (regolari o meno) che hanno problemi di salute tali per cui non possono vivere in strada.

Lì ho incontrato A., una ragazza nigeriana poco più che ventenne con lunghi rasta rosa. L’anno scorso è andata in prefettura per fare l’audizione per ottenere l’asilo in Italia. L’audizione fu fatta in inglese, ma il verbale fu compilato in italiano, lingua che lei non parla. La settimana scorsa, A. ha avuto la sua seconda audizione, e aveva bisogno di verificare cosa si fosse detto un anno fa. Quindi mi ha chiesto di tradurle il verbale in inglese.

Così, ho avuto modo di conoscere la sua storia.

Fino a qualche anno A. frequentava la scuola nella sua città natale in Nigeria, dove voleva fare la parrucchiera. Abitava dal padre, separato dalla madre. Da quella casa scappò, perché il padre voleva praticarle l’infibulazione, la cosiddetta circoncisione femminile. Allora si rifugiò dalla madre, il cui nuovo compagno, però, prese a molestarla. Allora una donna gentile l’accolse, trattandola come una sorella minore, fino a che, con una scusa, la caricò su un pullman che attraversava il deserto. A. si ritrovò in Libia, dove, oltre a scoprire che doveva 5,000 euro per il viaggio non richiesto, fu costretta a prostituirsi. Da lì riuscì ad andarsene con un uomo che voleva portare lei ed altre ragazze in Austria, ma da cui fortunatamente è scappata quando è arrivata in Italia.

Vi potete ben immaginare come mi sia sentito a tradurre questo racconto, ed averne la protagonista a fianco. Quando vado a fare lezione, il mio primo intendo è cercare di dare una seppur piccola mano a persone come lei, che hanno tanti bisogni materiali, ma anche bisogno di qualcuno che le guardi semplicemente con rispetto.

Il mio racconto finisce qui. Io ne sono molto contento, perché non mi sembra di essere diventato lo stereotipico ingegnere che pensa solo ai suoi file Excel. E per questo penso di dover essere grato anche all’esperienza del collegio, che mi ha dato la possibilità di vivere e studiare con persone con interessi, opinioni e vite diverse dalla mie, aperte al dialogo e allo scambio. E questo non è avvenuto per caso, ma perché l’interdisciplinarietà e la curiosità nei confronti di ciò che è altro da sé è alla base dell’esperienza del Collegio.

Spero che riuscirò a restituire almeno in parte quello che il Collegio, l’Università e quindi in ultima istanza la collettività mi hanno dato.

Cerimonia di consegna delle Licenze e Assemblea dell’ Associazione Alumni

Il giorno 10 giugno 2016, alla presenza del Magnifico Rettore e del Direttore del Collegio Superiore, si è tenuta la cerimonia annuale di consegna delle Licenze ai neolaureati del Collegio, in occasione della quale il Presidente dell’Associazione Alumni Sabrina Grivet Fetà ha presentato l’Associazione, la sua struttura, le sue attività presenti e future e le sue finalità, evidenziando in particolare come l’esistenza di una simile comunità di studenti che non si “disperdono” dopo il termine degli studi universitari costituisca una ricchezza e una risorsa importante non solo per il Collegio ma per tutta l’Università di Bologna.

In seguito, l’Alumnus Antonello Orlando ha presentato al pubblico il proprio percorso accademico, lavorativo e personale che, una volta terminati gli studi universitari e l’esperienza del Collegio, è stato caratterizzato da una marcata e sorprendente multidisciplinarietà.

Il giorno 11 giugno 2016 si è poi tenuta l’assemblea annuale dell’Associazione Alumni, durante la quale abbiamo esaminato le attività svolte dall’Associazione nell’ultimo anno, gli spunti di miglioramento e i progetti futuri.

L’Associazione Alumni alla Giornata “Scopri il Collegio”

Il 21 aprile 2016 si terrà l’ormai tradizionale giornata di orientamento dedicata agli studenti delle Scuole Superiori e dei Corsi di Laurea di I° ciclo interessati a sostenere la prova di ammissione al Collegio Superiore.

Tra le varie attività previste, vi sarà anche la partecipazione dell’Alumna Giulia Lasagni, la quale terrà una breve lectio di ambito umanistico-economico (per la precisione giuridico) e quindi presenterà l’Associazione Alumni e le sue attività.

Speriamo che, anche grazie al contributo di Giulia, sempre più studenti dimostrino interesse per il percorso offerto dal Collegio e scelgano di partecipare alle prove di ammissione.

 

https://eventi.unibo.it/scopri-il-collegio

Inaugurazione del XVIII Anno Accademico del Collegio Superiore

Il giorno 5 febbraio 2016, di fronte al numerosissimo pubblico presente presso l’Aula Absidale di Santa Lucia, è stato inaugurato l’Anno Accademico che conduce il Collegio Superiore alla sua maggiore età.
Dopo i saluti del Magnifico Rettore, che ha espresso la propria stima per la missione portata avanti dal Collegio e la propria volontà di sostenerne l’attività, del Direttore dell’Istituto di Studi Avanzati e del Direttore del Collegio, il pubblico ha assistito a “quattro chiacchiere” tra la Senatrice a vita Prof.ssa Elena Cattaneo e la Prof.ssa Laura Calzà.
Il coraggio della ricerca, la libertà della scienza, il rigore del metodo, il ruolo dei maestri, la conoscenza come cura: questi i temi toccati dalla Prof.ssa Cattaneo, che ha indirizzato pensieri ed esortazioni agli Studenti del Collegio, alle cui domande ha risposto al termine del suo intervento.
Ovviamente non è mancato il discorso dei Collegiali, letto dalla studentessa Laura Bigoni, così come l’intervento con cui l’Alumna Maria Grazia Porcedda, in rappresentanza dell’Associazione Alumni, ha coinvolto i presenti nel racconto del suo percorso personale e professionale, al centro del quale, neanche a dirlo, si pone la sua esperienza di allieva del Collegio Superiore.

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Open Day – Scopri il Collegio Superiore dell’Università di Bologna

Il 14 luglio 2015 si terrà la giornata “Scopri il Collegio”, a cui parteciperanno studenti delle Scuole Superiori e studenti di Corsi di Laurea di I° ciclo interessati a conoscere la realtà del Collegio e a partecipare alle prove di selezione per entrare a farne parte.

Quest’anno per la prima volta il programma prevede la partecipazione di due Alumni, Giuseppe Gasparre e Leonardo Pecile, che ringraziamo per la loro disponibilità.

Speriamo in una partecipazione numerosa e nella migliore riuscita di questa giornata, che possa far conoscere sempre di più il Collegio Superiore.

https://eventi.unibo.it/scopri-il-collegio

Gli Alumni partecipano a ReUniOn

In occasione di ReUniOn, il primo raduno mondiale di tutti gli ex-studenti dell’Alma Mater, che si terrà a Bologna il 19, 20 e 21 giugno, gli Alumni del Collegio Superiore non mancheranno!

Sabato 20 giugno, dalle ore 10 alle ore 19, gli Alumni affiancheranno i Collegiali presso lo stand informativo dedicato al Collegio Superiore in Piazza Re Enzo.

Sempre sabato 20 giugno, alle ore 15, gli Alumni Francesco Cambuli, Marco Marcia, Carla Portulano e Barbara Sanavio saranno presso lo stand della Scuola di Farmacia e Biotecnologie, in Piazza Galvani.

Inaugurazione a.a. del collegio 2009-10

In occasione dell’inaugurazione dell’anno accademico del Collegio Superiore, in rappresentanza dell’associazione Alumni è intervenuto Federico Pedrini, svolgendo il seguente discorso:

Buonasera,

vi parlo, oggi, su gentile invito del Direttore del Collegio Superiore, prof. Paolo Leonardi, e dell’amico Paolo Annibale, Presidente dell’Associazione Alumni del Collegio, nella duplice veste di ex collegiale e di attuale membro dell’Associazione.

L’idea sarebbe pertanto quella di raccontare qualcosa del mio percorso post-lauream da una parte, e di spendere qualche parola sull’Associazione Alumni dall’altra. Ebbene il mezzo più sensato per tale fine, vista la sede, mi è parso – istituendo così un “ponte” tra le due parti del mio intervento – proprio quello della continuità con alcune “linee guida” dell’esperienza collegiale, (linee guida) che del resto gli anni trascorsi mi aiutano ad apprezzare da un lato, e mi spingono (in parte) a “rivisitare” dall’altro.

Sui dettagli del mio itinerario di studi successivi alla Laurea in Giurisprudenza (e alla Licenza del Collegio) non credo sia interessante indugiare più di tanto: è stato infatti un iter accademico piuttosto “classico”. Immediatamente dopo la laurea, concluso un periodo di approfondimento di studi presso la Freie Universität di Berlino, ho iniziato a collaborare con la cattedra del Prof. Augusto Barbera e sotto la sua supervisione (insieme a quella del Prof. Aljs Vignudelli, dell’Università di Modena e Reggio Emilia) mi sono successivamente addottorato in Diritto Costituzionale presso l’Università di Bologna, conseguendo parallelamente (e assai più svogliatamente) l’abilitazione all’esercizio della professione di avvocato. Ad oggi risulto titolare, sempre presso la Facoltà di Giurisprudenza dell’Alma Mater, di un assegno di ricerca in Diritto Costituzionale.

Dicevo, continuità con l’esperienza collegiale. Ma continuità in che senso? Anzitutto, credo, nella stessa scelta della materia in cui proseguire gli studi, se consideriamo che fra le varie branche del diritto positivo, quello costituzionale è tradizionalmente considerato come il più “aperto” rispetto a (e più strutturalmente ed intrinsecamente comunicante con) una nutrita serie di ambiti disciplinari “limitrofi” come la politica, la storia, la sociologia, l’economia, ovviamente la filosofia, ma anche la logica e l’analisi del linguaggio, cui in tempi più recenti si sono aggiunti pure la statistica e addirittura alcuni aspetti delle c.d. scienze naturali.
Chi ha a che fare col diritto costituzionale, quindi, si rende quotidianamente conto – specie se ha avuto la fortuna di lavorare insieme a Maestri come i miei – di quanto siano utili e persino necessari i collegamenti con le altre discipline; e naturalmente la vocazione all’interdisciplinarietà e la curiosità per tutto ciò che esula dal proprio più diretto oggetto di studio non può che farmi ripensare agli anni di straorinaria vivacità trascorsi (anche) sotto questo profilo all’interno del Collegio.

Al tempo stesso – e veniamo così al profilo della “rivisitazione” –, proprio la mia esperienza all’interno della scienza del diritto costituzionale mi rende particolarmente avvertito dei pericoli per così dire “fatalmente” connessi a questa prospettiva: è sempre stupefacente come, anche nella scienza del diritto, si riesca a passare da un estremo all’altro: dallo “splendido isolamento” ad una sorta di “pan-ancillarità”, dove lo studioso – segnatamente in quanto privo di un centro di gravità specificamente proprio (e necessariamente specifico) – appare talora alla sconsolata ricerca di un collega che gli dica chi è (o chi dovrebbe essere).

E analoghi rischi (peccati?) “originali”, a mio avviso, lambiscono anche una istituzione (e un’esperienza) come quella del Collegio, dove il pericolo rimane pur sempre quello – nell’ottica interdisciplinare che in sé meritoriamente lo contraddistingue – di concentrarsi più su elementi contenutistici di dettaglio (magari quelli più accattivanti e attuali) delle varie discipline che non sulle strutture e sugli strumenti (magari più insipidi), che soli tuttavia possono prestarsi ad essere utilizzati – peraltro non “sempre e comunque” e mai senza adeguati “adattamenti” – anche al di fuori del proprio ambito scientifico di provenienza.

A costo di precisare l’ovvio, interdisciplinarietà non significa (non deve significare) confusione. “Apertura” non implica (e non dovrebbe risolversi in) un eccletismo generalista e disinvolto. Curiosità non vuol significare dispersione del proprio percorso in un pulviscolo di interessi generici e magari irrelati. Il pericolo per il viandante incauto – e vi assicuro che ce ne sono tanti anche nella mia materia – è sempre quello di annegare in un mare indistinto di suggestioni e di assonanze, svolgendo ragionamenti poggianti su parole (tenute insieme da meri espedienti dialettici) e non su concetti (uniti da argomentazioni logiche stringenti).

Proprio in questo senso ritengo, peraltro, che un contributo di rilievo possa provenire in prospettiva anche dall’Associazione Alumni, all’interno della quale “naturalmente” confluiscono (e sempre più potranno confluire) persone con un background fortemente interdisciplinare, ma anche con una più matura consapevolezza delle necessità insite nella suddivisione (e quindi nella specializzazione) della ricerca scientifica.

Inutile nascondere che, in questo momento, l’Associazione Alumni naviga ancora in una fase embrionale (in due battute: ci stiamo contando e cerchiamo di capire cosa effettivamente potremo fare da grandi) e che, non avendo autonoma struttura e risorse economiche proprie, essa rimane attualmente più una “comunità di volenterosi” che un’istituzione pleno titulo. Ma penso sarebbe sbagliato da questo sminuire il significato simbolico e culturale della medesima, che rimane a mio credere non solo in sé “alto”, ma anche profondamente sentito da tutti i membri, oltre che da sempre sostenuto dal Direttore.

Tornando in conclusione a ribadire l’ovvio, se il Collegio è istituzione recente, l’Associazione lo è ancor di più. Se quindi il Collegio è una scommessa e in certa misura un azzardo, tuttora bisognoso di attenzioni e di cure per attestarsi come progetto vincente e caratterizzante dell’Ateneo bolognese, questo non può che valere a fortiori per l’Associazione Alumni. Da cui anche l’auspicio finale – ancor più valido in momenti di celebrata difficoltà come quello che attraversiamo – di un sostegno reciproco forte e di una collaborazione ancora più stretta e costante fra queste due realtà, la cui “delicatezza” non può farci dimenticare (ed semmai ci esorta vieppiù a ricordare) l’importanza e il valore.

Federico Pedrini

inaugurazione a.a. del collegio 2008-09

In occasione dell’inagurazione Paolo Annibale, come portavoce degli gli ex-alumni, ha formulato un discorso.

Alla cerimonia hanno partecipato anche i candidati rettori dell’Università di Bologna, che l’associazione aveva esplicitamente invitato, e l’on. Sandra Zampa, ex responsabile dell’Ufficio Stampa di Romano Prodi, anche lei invitata dall’associazione.

La cerimonia è stata seguita da una cena informale, a cui hanno partecipato Paolo Annibale, Paolo Bailo, Paolo Bocchini, Valeria Colangiulo, Alessio Magnavacca, Andrea Mezzotero, Rosa Mucignat e Luca Savorelli.

La domenica è stata l’occasione per una chiacchierata informale ed un caffè con il Prof. Prodi e la Prof.ssa Franzoni.