Perché punire? Introduzione alla filosofia del diritto penale

Un’introduzione ai fondamenti del diritto di punire, attraverso un esame delle principali concezioni della pena: la teoria retributiva, l’utilitarismo penale e la teoria secondo cui esiste un diritto del criminale ad essere punito.

Il seminario avrà un taglio filosofico e giuridico, e sarà accessibile a studenti di anni e indirizzi diversi. Gli incontri tratteranno:

  • la questione della necessità della sanzione penale come risposta sociale al crime (Antoine Garapon, Klaus Lüderssen);
  • portata e limiti della teoria classica della retribuzione penale, con particolare riguardo alle nozioni di vendetta, jus talionis, merito e proporzionalità tra crimine e pena (Kant, Hegel, Ricoeur);
  • la giustificazione utilitaristica della pena come strumento per prevenire il crimine e difendere la società (Beccaria e Bentham);
  • una descrizione critica della dottrina secondo la quale il dovere di punire da parte dello Stato non deriverebbe né da un diritto del singolo, vittima di un crimine, né da un diritto della società nel suo insieme, anch’essa vittima di un crimine, di vedere il colpevole punito, ma dall’idea che esista un diritto inerente al reo, in quanto reo, di essere punito (Hegel, Simone Weil, Wladimir Solowjow).

Il seminario si svolgerà in lingua italiana.

Docente

Luigi Delia

Calendario delle lezioni

lunedì 31 marzo 2014 – ore 18.00
giovedì 3 aprile 2014 – ore 18.00
venerdì 4 aprile 2014 – ore 18.00

Joint action: what does it really mean for individuals to do something together

Obiettivi
Esaminare tre diversi approcci al problema di caratterizzare forme di azione condivisa o collettiva rispetto a forme di azione individuale o solitaria. Si comincerà con il dynamic patterns approach, che applica i principi fisici della dinamica allo studio di forme di coordinazione e sincronizzazione fra individui (e.g., perché è più facile dondolare le gambe in fase che in anti-fase con un’altra persona?). Passeremo poi al shared representations approach, secondo il quale condizione necessaria (e sufficiente) perché un’azione sia condivisa è che gli individui coinvolti possiedano ciascuno una rappresentazione mentale dell’azione dell’altro (e.g., A e B raggiungono un obiettivo nello stesso momento, partendo da distanze diverse; la loro è un’azione condivisa se A calibra il tempo di inizio e di esecuzione del proprio movimento sulla base di una stima del tempo necessario a B per coprire la sua distanza, e viceversa). Infine, ci occuperemo di un problema, quello di definire che cosa si intenda per conoscenza condivisa (mutual knowledge), che è centrale nella discussione filosofica contemporanea intorno al concetto di azione condivisa. Gli esempi si concentreranno su una forma particolare di azione (parlare) e di azione condivisa (avere una conversazione).

Contenuti
1. Dynamics of interpersonal coordination.
Schmidt, R.C., Carello, C., & Turvey, M.T. (1990). Phase transitions and critical fluctuations in the visual coordination of rhythmic movements between people. Journal of Experimental Psychology: Human Perception and Performance, 16, 2, 227-247.
Shockley, K., Richardson D.C., & Dale, R. (2009). Conversation and coordinative structures. Topics in Cognitive Science, 1, 305–319.

2. Shared representations.
Sebanz, N., Knoblich, G., & Bekkering, H. (2006). Joint action: bodies and minds moving together. Trends in Cognitive Sciences, 10, 2, 70-76.
Garrod, S., & Pickering, M.J. (2004). Why is coversation so easy? Trends in Cognitive Sciences, 8, 1, 8-11.

3. Mutual knowledge.
Wilby, M. (2010). The simplicity of mutual knowledge. Philosophical Explorations, 2, 83-100.

4. Can chimpanzees act jointly?
Boesch, C. (2005). Joint cooperative hunting among wild chimpanzees: Taking natural observations seriously. Behavioral and Brain Sciences, 28, 5, 692.

Docente
Chiara Gambi

Calendario delle lezioni
giovedì 11 aprile – ore 18.00
lunedì 15 aprile – ore 18.00
mercoledì 17 aprile – ore 18.00
giovedì 18 aprile – ore 18.00

L’impatto economico dell’immigrazione

Obiettivi
Questa serie di seminari intende o ffrire un quadro d’insieme della ricerca economica sull’impatto economico dell’immigrazione, con una particolare attenzione agli eff etti sui salari, data la rilevanza di questo tema nel dibattito pubblico.

Dopo una breve descrizione statistica del fenomeno migratorio in alcuni paesi selezionati, verranno introdotti i principali strumenti teorici ed empirici usati dagli economisti per predire e misurare l’e ffetto dell’immigrazione sui salari. In entrambi i casi, verranno messi in luce la loro utilità e i loro limiti, e si farà riferimento alle attuali controversie in corso tra i ricercatori. Infi ne sara presentata una rassegna dei principali risultati empirici, aggiornata alle più recenti pubblicazioni in materia. Oltre ai salari, verranno prese in considerazione altre variabili economiche quali l’occupazione, i prezzi, i conti pubblici, l’innovazione, l’offerta di lavoro femminile.

L’ultimo incontro sarà dedicato alla discussione collettiva, sostenuta da studi specifici, di come si forma l’opinione pubblica sull’immigrazione, e di altri temi emersi durante gli incontri.

Contenuti
1.
a – Descrizione statistica dei flussi migratori negli Stati Uniti, nel Regno Unito, in Germania e in Italia
b – L’eff etto dell’immigrazione sui salari: teoria.
– analisi di equilibro parziale in un grafi co domanda o fferta
- più fattori di produzione: lavoro non qualificato, lavoro qualifi cato e capitale.
– i lavoratori nativi e immigrati sono complementari o sostituibili?

2.
a – L’eff etto dell’immigrazione sui salari: strategie empiriche
- esperimenti naturali o variabili strumentali spatial correlation approach, skill cell approach
- il problema della simultaneità, della migrazione dei nativi, del downgrading
b – L’eff etto dell’immigrazione sui salari: risultati empirici

3.
a – Altre conseguenze economiche: occupazione, prezzi, conti pubblici,
innovazione, imprenditorialità, o fferta di lavoro femminile, scelte educative.

4.
a – Come si forma l’opinione pubblica sull’immigrazione?
b – Discussione o approfondimento di temi emersi durante i seminari.


Bibliogra fia

1.
International Migration Outlook, 2012, OECD
Dustmann C. & Albrecht Glitz, 2005. Immigration, jobs and wages:
theory, wages and opinion, UCL

2.
Card, David, 1990. The impact of the Mariel Boatlift on the Miami
labor market, Industrial and Labour Relations Review.
Borjas, George, 2003. The labor demand curve is downward sloping: reexamining the impact of immigration on the labor market, Quarterly Journal of Economics.
Ottaviano G. & Giovanni Peri, 2012. Rethinking the e ffect of immigration on wages, Journal of the European Economic Association.
Dustmann C., Tommaso Frattini & Ian Preston, 2012. The e ffect of immigration along the distribution of wages, Review of Economic Studies.
Peri G. & Charles Sparber, 2009. Task specialization, immigration and wages, American Economic Journal: Applied Economics.

3.
Cortes, Patricia, 2008. The e ect of immigration of U.S. prices: evi-
dence from the CPI, Journal of Political Economy.
Cortes, P. & Jose Tessada, 2012.Low skilled immigration and the labour supply of low-skilled women, American Economic Journal: Applied Economics.
Lewis, Ethan, 2007. Immigration, skill mix and capital skill complementarity, Quarterly Journal of Economics. What immigrants are more innovative and entrepreneurial?, Journal of Labor Economics
Dustmann C., Tommaso Frattini & Caroline Halls, 2011. Assessing the scal costs and bene ts of A8 migration in the UK, Fiscal studies.

4.
Card D., Christian Dustmann & Ian Preston, 2012. Immigration,
wages and compositional amenenities, Journal of the European Eco-
nomic Association.

Docente
Gianandrea Lanzara


Il calendario delle lezioni

giovedì 7 marzo – ANNULLATA
giovedì 14 marzo – ore 18.00
giovedì 21 marzo – ore 18.00
giovedì 28 marzo – ANNULLATA
martedì 16 aprile – ore 18.00
lunedì 22 aprile – ore 18.00

Probabilità, Statistica e Decisione

Obiettivi
Il concetto di probabilità è un elemento pervasivo dell’investigazione scientifica contemporanea. La teoria delle probabilità, la statistica e la teoria della decisione sono strumenti essenziali in ogni ambito del sapere – in medicina, come nelle scienze fisiche e nelle scienze sociali; sono inoltre
alla base delle tecnologie moderne legate alla manipolazione automatizzata dell’informazione, di grande impatto nella vita quotidiana.

L’insegnamento della statistica nel contesto di un corso di laurea spesso si riduce, per necessità, all’impartizione di un corpus di nozioni e di tecniche declinate all’applicazione in una specifica
disciplina. Questo seminario indende proporre una introduzione alla discussione epistemologica sul concetto di probabilità, e stimolare una riflessione matura sul ruolo dello strumento statistico, e delle sue potenzialità e limiti nell’ambito di differenti domini di applicazione.

Il seminario si rivolge agli studenti che abbiano ricevuto, nell’ambito del proprio corso di laurea, una formazione di base nelle tecniche di inferenza statistica. L’obiettivo del seminario è quello di
presentare due concorrenti interpretazioni del concetto di probabilità (approccio frequentista vs approccio Bayesiano), e di investigarne le conseguenze nel campo della teoria della decisione.

Contenuti
Teoria della probabilità: introduzione storica. Il concetto di variabile aleatoria e di distribuzione di probabilità (richiami). Inferenza statistica: introduzione alla teoria della decisione. Il concetto di campione. Grandezze empiriche vs distribuzione a priori. Definizione del problema della decisione. Il paradigma frequentista. Probabilità come frequenza relativa. Il paradigma Bayesiano. Probabilità come grado di confidenza (belief ). Il modello statistico. Scelta e validazione. Qual è la connessione tra modello statistico e realtà?
Quali aree sono adatte a essere investigate facendo uso di modelli statistici? Quando i risultati ottenuti possono essere ritenuti attendibili?

Docente
Francesca Bassi

Calendario delle lezioni
lunedì 17 dicembre – ore 18.00 – 21.00 (Aula Enriques)
martedì 18 dicembre – ore 20.30 – 22.30 (Aula Studio Maccaferri)
mercoledì 19 dicembre – ore 19.00 – 22.00 (ufficio dott.ssa Attardo)

Ab initio computational life sciences: the state of the art

Obiettivi
Illustrare agli studenti come sia possibile partire dalla conoscenza delle interazioni fondamentali per studiare sistemi biologici complessi grazie all’uso dei computer di ultima generazione. In particolare, i seminari si propongono di avvicinare agli studenti ad un campo per sua natura interdisciplinare (al confine tra fisica, chimica, biologia e informatica) che in Italia stenta ad entrare nei curricula universitari.

Contenuti
Atomi e molecole. Risolvere l’equazione di Schrodinger in sistemi multi atomici: le varie approssimazioni che permettono di studiare processi chimici fino a centinaia di atomi. Dalla chimica alla biochimica: come studiare reazioni enzimatiche e cambiamenti conformazionali di proteine e acidi nucleici usando la dinamica molecolare e sistemi “multi-scale”. Dalla biochimica alla biofisica: come studiare le proprietà fisiche che caratterizzano i sistemi biologici (elasticità, proprietà elettriche, etc.). Andare oltre la rappresentazione atomistica: come rappresentare sistemi biologici complessi (trasduzione di segnali, organuli cellulari, etc. ). I recenti sviluppi hardware e software che hanno permesso di ridurre drasticamente i tempi di calcolo e le future direzioni di ricerca.

Docente
Stefano Vanni

Calendario delle lezioni
giovedì 15 novembre – ore 18.00-20.30
lunedì 19 novembre – ore 18.00-21.00
mercoledì 21 novembre – ore 18.00-20.30

Progetti per il Collegio: il punto di vista dei candidati Rettore per l’Ateneo di Bologna

In seguito all’inaugurazione dell’anno accademico del Collegio, abbiamo chiesto ai docenti che hanno esplicitato la loro candidatura alla posizione di Rettore dell’Ateneo di Bologna, di esprimere brevemente il loro punto di vista sulle attività del Collegio ed, eventualmente, i loro progetti per il futuro di questa istituzione.

Quello a seguire è il testo della lettera che abbiamo inviato:

Egregio professore,
innanzi tutto la vorremmo ringraziare, a nome dell’associazione ex-allievi del Collegio Superiore per aver partecipato all’inaugurazione dell’anno accademico del Collegio, venerdì scorso.

Confidiamo che, oltre a quello che già conosceva, dopo i discorsi del direttore, degli allievi e degli ex-allievi, abbia avuto modo di farsi una idea più precisa e attuale delle attività e delle iniziative del Collegio.

A questo riguardo, come associazione ex-allievi, ci farebbe piacere conoscere, in poche righe, quali sarebbero i suoi progetti sul Collegio Superiore qualora venisse eletto Rettore di questa Università.

In particolare saremmo interessati a capire se, sulla base della sua esperienza, lei crede che il Collegio, nella sua attuale configurazione di scuola interdisciplinare basata sul merito, si sia rivelata un’attività strategica per l’Ateneo e, in caso affermativo, secondo quali linee guida ritiene che andrebbe consolidata e sviluppata questa iniziativa.

Se lei è d’accordo, pubblicheremo la sua risposta sul sito dell’associazione degli ex-allievi.

Risposta del prof. Cantelli Forti

La ringrazio per la sua disponibilità a pubblicare sul sito dell’Associazione degli ex allievi la mia opinione sul Collegio Superiore.

A mio parere, tale Istituzione è stata ed è di grande significato formativo per l’Ateneo sia per l’attività culturale svolta, dimostrata dalle numerose iniziative (seminari, incontri) organizzate nei primi dieci anni di vita del Collegio Superiore, sia per l’importanza comunicativa sul piano dell’internazionalizzazione.

Mi preme informarla che da tempo lavoro sul Polo di Rimini per realizzare un progetto di destinazione di uno spazio adeguato alle attività del Collegio Superiore. Tale spazio è già stato individuato nel Palazzo Lettimi, una struttura antica il cui recupero è stato inserito nel Protocollo di intesa fra Università e Comune di Rimini.

Pertanto, è evidente che era da tempo nelle mie intenzioni proporre l’estensione dell’attività del Collegio Superiore al Polo di Rimini come bacino d’utenza in Romagna, sia per le finalità culturali dette, ma anche per la ricaduta di immagine. Una scuola interdisciplinare di qualità e basata sul merito è sicuramente un valore aggiunto per l’Ateneo tutto e va quindi gelosamente conservata e possibilmente valorizzata attraverso una adeguata attenzione da parte degli Organi Accademici.

Cordiali saluti.
Giorgio Cantelli Forti

Risposta del prof. Braga

Cari ex collegiali,

la direzione del Collegio è stata una delle esperienze più entusiasmanti della mia vita e un severo banco di prova. Bisognava affrontare una ricerca molto complessa: trovare la ragion d’essere di una istituzione riservata a pochi – il Collegio appunto – ma “embedded” in una università di molti, anzi moltissimi, come l’Alma Mater.

La mia idea è nota e non l’ho mutata. Il Collegio è un luogo dove eseguire esperimenti culturali, dove creare modelli formativi nuovi (penso alla evoluzione del tutorato, dei corsi del collegio, dei seminari dell’ISA per arrivare alla struttura curriculare ora vigente) e dove iniziare a tessere quel tessuto connettivo accademico interdisciplinare di cui tanto si sente il bisogno in Ateneo.

Oggi, in un momento così difficile per l’Università italiana tutta, serve coesione nel corpo docente e condivisione di obiettivi comuni, coesione e condivisione vengono meglio tra gente che si conosce e sa apprezzare le differenze. Ecco cos’è stato e cosa è il Collegio: il luogo della differenza. Voi tutti siete cresciuti e vi siete laureati nelle rispettive discipline ma avete seguito questo percorso insieme ad altri, il filosofo con il chimico, il biologo con lo storico, il medico con l’economista… insomma, avete “fatto l’università”.

Non solum sed etiam: insieme a voi hanno “fatto l’università” tanti docenti e tanti la stanno facendo. “Collegare colleghi” non è cosa da poco: consente di apprezzare le differenze e di ridurre le diffidenze. Per voi collegiali questo è ora parte del vostro DNA, per i docenti è stata una scuola di innovazione, almeno così spero.

Cosa cambiare per il futuro? Sempre tutto. Credo che ci si debba interrogare sulla necessità di estendere il percorso al dottorato (mio vecchio sogno), forse riducendo la presenza del Collegio nelle lauree triennali. Occorre accrescere l’osmosi con le Facoltà e accreditare i corsi del Collegio anche per i non collegiali, facendola diventare “didattica frontale” riconosciuta. Credo inoltre che il Collegio debba “gemmare” nelle sedi romagnole e sempre di più mescolarsi e legarsi all’internazionalizzazione dell’Ateneo e agli scambi tra collegi. C’è ancora molto da fare.

Dario Braga

Risposta del prof. Dionigi

Intervengo volentieri su questo argomento, perché ho fatto una analoga esperienza personale.

Infatti, come titolare del cosiddetto presalario, sono stato studente presso il Collegio Universitario Morgagni (1968-1972), dove ho avuto la fortuna di convivere con colleghi di diversa provenienza, estrazione, formazione e di incontrare alcuni Maestri dell’Ateneo Bolognese. Molti anni dopo, mi sono trovato anche a prendere la parola in Consiglio di Amministrazione in difesa di questa Istituzione che alcune rappresentanze studentesche contestavano perché la ritenevano anacronistica ed elitaria.

Perché il Collegio Superiore? Perché ci vorrebbero dieci, cento, mille Collegi Superiori? Mi limito a tre considerazioni. Il Collegio Superiore è:
1. un luogo in cui si può curare meglio la qualità degli studi e della formazione, essendo notoriamente la qualità inversamente proporzionale alla quantità;
2. un luogo dell’et et, vale a dire delal comprensione, della sutura, del dialogo; in un momento in cui sembra affermarsi la cultura rozza e negativa dell’aut aut, vale a dire dell’incomprensione, della frattura e dello scontro. E’ un gran privilegio poter ascoltare tante voci diverse e fare esperienza di interdisciplinarità (e speriamo in seguito anche di interculturalità, ospitando studenti di altre provenienze). Quella della “diverisità culturale” è una sensibilità da diffondere; per quanto mi riguarda è una passione che coltivo concretamente anche con i miei giovani collaboratori e allievi con lo svolgimento di un Corso, istituito tre anni fa e denonominato Linguaggi delle scienze e antichità classica, rivolto a tutti gli studenti dell’Ateneo. Il fine è quello di far comprendere che i linguaggi sono diversi ma che la cultura è una;
3. un luogo in cui si può sperimentare l’Università come comunità di Studenti e Docenti. Purtroppo in Ateneo manca un luogo in cui questa modalità poss essere estesa a tutti; e bisognerà provvedervi.

Per il futuro? Un unico obiettivo: che il Collegio, nonostante le gravi difficoltà economiche, possa continuare la sua vita e irradiare la sua esperienza.

Con i saluti e gli auguri più cari.

Ivano Dionigi

Risposta del prof. Grandi

Cari ex alumni,

vi ringrazio dell’occasione che mi offrite per parlare del Collegio di cui da anni conosco e seguo, con grande interesse, le attività. La positività di questa scelta dell’Alma Mater si definisce a più livelli, che riprenderò in maniera sintetica.

a) La possibilità di sperimentare nuovi modelli formativi fortemente interdisciplinari che rispondono alle esigenze attuali della ricerca e che non possono essere adottati dall’insieme dell’Ateneo vedono nel Collegio uno spazio di sperimentazione e verifica per successive possibili applicazioni ad altri contesti;
b) la qualità e il merito, che caratterizzano il Collegio, devono allargarsi gradualmente ma con decisione alle altre attività dell’Università;
c) il senso di comunità che si percepisce nel collegio e che viene valorizzato al di là dei limiti di spazio e di tempo dalla associazione degli ex alumni appare, ancora una volta, come una modalità verso la quale dovrà tendere l’insieme del nostro Ateneo.

Il valore da preservare del Collegio è determinato quindi non soltanto dalle attività del Collegio in sè, ma anche dalla sua capacità di essere uno spazio intelligente e anticipatore di innovazioni nella formazione e nella visione dell’università.

Per queste ragioni derivano, a mio parere, alcuni suggerimenti:

– l’accesso al Collegio dei dottori di ricerca, nella considerazione che il Dottorato in quanto terzo livello della formazione e primo livello della ricerca costituisce il titolo più prezioso di una università. Considerata una presumible rigidità degli investimenti è ipotizzabile un decremento del numero di studenti che frequentano la laurea triennale;
– verifica della possibilità e dei modi di estendere l’esperienza del Collegio ad alcune delle sedi che compongono questo nostro Ateneo policentrico;
– mantenere e, se possibile, ampliare la dimensione internazionale sia grazie alla presenza di studenti non italiani sia incoraggiando ancora di più l’ esperienza internazionale di tutti gli studenti.

Inaugurazione a.a. del collegio 2009-10

In occasione dell’inaugurazione dell’anno accademico del Collegio Superiore, in rappresentanza dell’associazione Alumni è intervenuto Federico Pedrini, svolgendo il seguente discorso:

Buonasera,

vi parlo, oggi, su gentile invito del Direttore del Collegio Superiore, prof. Paolo Leonardi, e dell’amico Paolo Annibale, Presidente dell’Associazione Alumni del Collegio, nella duplice veste di ex collegiale e di attuale membro dell’Associazione.

L’idea sarebbe pertanto quella di raccontare qualcosa del mio percorso post-lauream da una parte, e di spendere qualche parola sull’Associazione Alumni dall’altra. Ebbene il mezzo più sensato per tale fine, vista la sede, mi è parso – istituendo così un “ponte” tra le due parti del mio intervento – proprio quello della continuità con alcune “linee guida” dell’esperienza collegiale, (linee guida) che del resto gli anni trascorsi mi aiutano ad apprezzare da un lato, e mi spingono (in parte) a “rivisitare” dall’altro.

Sui dettagli del mio itinerario di studi successivi alla Laurea in Giurisprudenza (e alla Licenza del Collegio) non credo sia interessante indugiare più di tanto: è stato infatti un iter accademico piuttosto “classico”. Immediatamente dopo la laurea, concluso un periodo di approfondimento di studi presso la Freie Universität di Berlino, ho iniziato a collaborare con la cattedra del Prof. Augusto Barbera e sotto la sua supervisione (insieme a quella del Prof. Aljs Vignudelli, dell’Università di Modena e Reggio Emilia) mi sono successivamente addottorato in Diritto Costituzionale presso l’Università di Bologna, conseguendo parallelamente (e assai più svogliatamente) l’abilitazione all’esercizio della professione di avvocato. Ad oggi risulto titolare, sempre presso la Facoltà di Giurisprudenza dell’Alma Mater, di un assegno di ricerca in Diritto Costituzionale.

Dicevo, continuità con l’esperienza collegiale. Ma continuità in che senso? Anzitutto, credo, nella stessa scelta della materia in cui proseguire gli studi, se consideriamo che fra le varie branche del diritto positivo, quello costituzionale è tradizionalmente considerato come il più “aperto” rispetto a (e più strutturalmente ed intrinsecamente comunicante con) una nutrita serie di ambiti disciplinari “limitrofi” come la politica, la storia, la sociologia, l’economia, ovviamente la filosofia, ma anche la logica e l’analisi del linguaggio, cui in tempi più recenti si sono aggiunti pure la statistica e addirittura alcuni aspetti delle c.d. scienze naturali.
Chi ha a che fare col diritto costituzionale, quindi, si rende quotidianamente conto – specie se ha avuto la fortuna di lavorare insieme a Maestri come i miei – di quanto siano utili e persino necessari i collegamenti con le altre discipline; e naturalmente la vocazione all’interdisciplinarietà e la curiosità per tutto ciò che esula dal proprio più diretto oggetto di studio non può che farmi ripensare agli anni di straorinaria vivacità trascorsi (anche) sotto questo profilo all’interno del Collegio.

Al tempo stesso – e veniamo così al profilo della “rivisitazione” –, proprio la mia esperienza all’interno della scienza del diritto costituzionale mi rende particolarmente avvertito dei pericoli per così dire “fatalmente” connessi a questa prospettiva: è sempre stupefacente come, anche nella scienza del diritto, si riesca a passare da un estremo all’altro: dallo “splendido isolamento” ad una sorta di “pan-ancillarità”, dove lo studioso – segnatamente in quanto privo di un centro di gravità specificamente proprio (e necessariamente specifico) – appare talora alla sconsolata ricerca di un collega che gli dica chi è (o chi dovrebbe essere).

E analoghi rischi (peccati?) “originali”, a mio avviso, lambiscono anche una istituzione (e un’esperienza) come quella del Collegio, dove il pericolo rimane pur sempre quello – nell’ottica interdisciplinare che in sé meritoriamente lo contraddistingue – di concentrarsi più su elementi contenutistici di dettaglio (magari quelli più accattivanti e attuali) delle varie discipline che non sulle strutture e sugli strumenti (magari più insipidi), che soli tuttavia possono prestarsi ad essere utilizzati – peraltro non “sempre e comunque” e mai senza adeguati “adattamenti” – anche al di fuori del proprio ambito scientifico di provenienza.

A costo di precisare l’ovvio, interdisciplinarietà non significa (non deve significare) confusione. “Apertura” non implica (e non dovrebbe risolversi in) un eccletismo generalista e disinvolto. Curiosità non vuol significare dispersione del proprio percorso in un pulviscolo di interessi generici e magari irrelati. Il pericolo per il viandante incauto – e vi assicuro che ce ne sono tanti anche nella mia materia – è sempre quello di annegare in un mare indistinto di suggestioni e di assonanze, svolgendo ragionamenti poggianti su parole (tenute insieme da meri espedienti dialettici) e non su concetti (uniti da argomentazioni logiche stringenti).

Proprio in questo senso ritengo, peraltro, che un contributo di rilievo possa provenire in prospettiva anche dall’Associazione Alumni, all’interno della quale “naturalmente” confluiscono (e sempre più potranno confluire) persone con un background fortemente interdisciplinare, ma anche con una più matura consapevolezza delle necessità insite nella suddivisione (e quindi nella specializzazione) della ricerca scientifica.

Inutile nascondere che, in questo momento, l’Associazione Alumni naviga ancora in una fase embrionale (in due battute: ci stiamo contando e cerchiamo di capire cosa effettivamente potremo fare da grandi) e che, non avendo autonoma struttura e risorse economiche proprie, essa rimane attualmente più una “comunità di volenterosi” che un’istituzione pleno titulo. Ma penso sarebbe sbagliato da questo sminuire il significato simbolico e culturale della medesima, che rimane a mio credere non solo in sé “alto”, ma anche profondamente sentito da tutti i membri, oltre che da sempre sostenuto dal Direttore.

Tornando in conclusione a ribadire l’ovvio, se il Collegio è istituzione recente, l’Associazione lo è ancor di più. Se quindi il Collegio è una scommessa e in certa misura un azzardo, tuttora bisognoso di attenzioni e di cure per attestarsi come progetto vincente e caratterizzante dell’Ateneo bolognese, questo non può che valere a fortiori per l’Associazione Alumni. Da cui anche l’auspicio finale – ancor più valido in momenti di celebrata difficoltà come quello che attraversiamo – di un sostegno reciproco forte e di una collaborazione ancora più stretta e costante fra queste due realtà, la cui “delicatezza” non può farci dimenticare (ed semmai ci esorta vieppiù a ricordare) l’importanza e il valore.

Federico Pedrini